Napoli del Settecento, Capitale dell'Arti: è questa l'atmosfera unica che la mostra Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica vuole ricreare accompagnando il visitatore nella vita teatrale e quotidiana di Napoli, vivace, frivola e gioiosa quanto tragica, sotto la continua minaccia delle eruzioni del Vesuvio. Un viaggio multisensoriale all’interno della Reggia borbonica, trasformata per l'occasione in un vero e proprio spettacolo teatrale, nato dall'incontro tra la musica e le arti applicate.

La mostra è una sintesi di tutte le arti, e illustra la pluridisciplinarità tipica della nostra contemporaneità: un viaggio multisensoriale all’interno della Reggia borbonica, trasformata per l’occasione in un vero e proprio spettacolo teatrale. Un’esposizione con oltre 1000 oggetti, oltre 300 porcellane delle collezioni delle Reali Fabbriche di Capodimonte e Napoli, di altre manifatture europee e pezzi originali cinesi, più di 150 costumi del Teatro di San Carlo con firme prestigiose (Ungaro, Odette Nicoletti, Giusi Giustino e altri), strumenti musicali del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dipinti, oggetti d’arte e di arredo, minerali e animali tassidermizzati oggi conservati rispettivamente nel Museo mineralogico e nel Museo Zoologico di Napoli (oggi confluiti nel Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università Federico II di Napoli).

I Numeri della Mostra

0
Arredi
0
Sale
0
Sculture
0
Animali e Conchiglie
0~
Terraglie
0
Volumi
0
Minerali
0
Costumi
0
Dipinti
0~
Porcellane
Image

Atrio

Il percorso di mostra si apre con la spettacolare riproduzione di una tazza gigante, liberamente ispirata alle porcellane della manifattura di Capodimonte. Al suo interno, svetta la figura di Maria Carolina d’Asburgo Lorena: moglie di Ferdinando IV di Borbone e Regina di Napoli e di Sicilia. Maria Carolina contribuì attivamente, spinta da ideali illuministi, a fare di Napoli un centro culturale e artistico. Alle pareti, il trompe-l’œil dell’artista Tommaso Ottieri , un’immagine che riproduce l’interno del Teatro di San Carlo e che invita il visitatore ad “entrare in scena”.

Sala della Musica Sacra

Le note dello Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi, commovente pianto di una madre per il figlio morto, composto per la Pasqua del 1736, si sposano con i preziosi manufatti sacri esposti, come il grande Ciborio seicentesco della chiesa di Santa Patrizia, il Corredo d’altare in porcellana bianca, destinato all’oratorio segreto del re nel Palazzo reale di Portici, e l’Immacolata Concezione, raro esemplare a soggetto religioso della manifattura. Questi ultimi sono entrambi provenienti dalla Real Fabbrica di Capodimonte. Incorniciano la scena, i costumi di Odette Nicoletti realizzati
Image
Image

Sala della Musica Profana

In omaggio a Napoli capitale della musica: gli strumenti musicali provenienti dal Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli (pianoforti di Paisiello e di Cimarosa e l’arpetta Stradivari) sono messi a confronto con un dipinto di Gaspare Travers i e un quadro di Louis Nicolas Lemasle raffigurante le Nozze della principessa Maria Carolina di Borbone con il duca di Berry, del 1816, in cui si riconoscono Giovanni Paisiello e Niccolò Paganini. Il tema musicale è variamente interpretato dalle manifatture di porcellana napoletana ed europea: si fondono così i due elementi più alla moda e caratterizzanti del secolo.

Sala del Potere

Nel 1815, in seguito alla sconfitta di Napoleone, la Restaurazione ristabilisce il potere dei sovrani assoluti in Europa. A Napoli, dopo la fucilazione di Gioacchino Murat, salito al trono nel 1808, ritorna dall’esilio in Sicilia il re Borbone, con il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie, immortalato in questa sala come in un’istantanea nel tentativo di coprire il ritratto dell’imperatore Napoleone con la bandiera borbonica. L’Inno al Re che accompagna la visita, scritto dal barone Pietro Pisani durante l’esilio di Ferdinando in Sicilia nel 1799, diviene
Image
Image

Sala del Grand Tour

Ampio spazio è riservato nel Salone Camuccini al tema del Grand Tour nato dalle epocali scoperte di Ercolano nel 1738 e di Pompei nel 1748. Gli scavi furono il più grande evento culturale del secolo e furono utilizzati dai Borbone, che ne controllavano gli accessi, come un vero e proprio strumento di propaganda e grande attrazione del Regno delle Due Sicilie. Il Grand Tour divenne la meta imprescindibile per gli aristocratici e gli intellettuali di tutta Europa per completare la propria formazione sociale e intellettuale. Il tema è proposto in maniera originale da Hubert Le Gall

Sala dell'Egittomania

A Napoli l’interesse per l’Egitto trova forte stimolo a seguito del ritrovamento, tra il 1764 e il 1766, del Tempio di Iside a Pompei, uno dei più completi edifici cultuali dell’Impero romano. Questo primo diffondersi dell’interesse verso l’arte egizia diviene una vera e propria moda in tutta Europa con le campagne di Bonaparte in Egitto: piramidi, obelischi, divinità e faraoni diventano elementi decorativi ricorrenti nella porcellana e negli arredi in generale.
Image
Image

Sala delle Chinoiseries

Nell’Europa rococò del XVIII secolo, il crescente interesse per i mondi esotici dà vita ad una smania collezionistica per le chinoiseries, ovvero tutto ciò che richiama il gusto orientale. A Napoli, fondamentale porto mercantile, tale gusto si diffonde ampiamente: ne è una dimostrazione, il meraviglioso boudoir donato, nel 1759, dal re Carlo alla consorte Maria Amalia di Sassonia, cresciuta nel Palazzo Giapponese di Dresda dove il nonno Augusto II aveva raccolto la più grande collezione di porcellane d’Europa. Completamente ricoperto da una

Sala della Materia

In esposizione minerali provenienti dal Real Museo Mineralogico - inaugurato nel 1801 che oggi raccoglie oltre 30.000 reperti - e dal Museo Zoologico nato nel 1813 ( entrambi sono attualmente confluiti nel Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università Federico II di Napoli, in via Mezzocannone 8). Un omaggio alla nascita degli studi di mineralogia e vulcanologia di inizio XIX secolo che incantarono l’ambasciatore di Inghilterra e pioniere della vulcanologia moderna, lord William Hamilton. Le manifatture esposte esprimono una moderna
Image
Image

Sala della Natura

Particolarmente interessante e curiosa la sala dedicata agli animali, presenti in esemplari tassidermizzati provenienti dal Museo Zoologico dell’Università Federico II di Napoli. Assieme alle manifatture esposte, essi esprimono lo spirito scientifico tardo settecentesco dei primi musei modernamente intesi e l’importanza della catalogazione come primo strumento di conoscenza. Il soggetto degli animali e, soprattutto, quello degli uccelli, trova largo spazio nella decorazione delle porcellane europee e napoletane qui presentate a diretto contatto con i modelli.

Sala dell'Eruzione

Protagonista il Vesuvio, narrato in pittura nelle sue più importanti eruzioni e testimoniato dai reperti minerari esposti, provenienti dal Real Museo Mineralogico: vesuvianite, granato, leucite, lazurite, ematite e altri. Nel corso del Settecento le eruzioni si susseguono e il Vulcano dà spettacolo ispirando artisti come Hackert, pittore ufficiale di Ferdinando IV dal 1791 e, soprattutto, il francese Jacques Volaire che, stabilitosi definitivamente a Napoli nel 1769, si specializzò nella rappresentazione notturna del Vesuvio in eruzione.
Image
Image

Sala dei Pulcinella

Pulcinella, sovversivo personaggio, antica maschera napoletana, assai in voga nella Commedia dell’Arte settecentesca, comico e tragico, ingenuo eppure scaltro, approfittatore e generoso, servo del padrone e, allo stesso tempo, sbeffeggiatore del potere domina il Salone delle Feste. Pulcinella, con il suo ermafroditismo, sovverte la rigida e tradizionale organizzazione sociale e sessuale e, autofecondandosi, partorisce altri Pulcinella: il trionfo ironico della vita. Pulcinella muore sulla scena – come si vede nella pellicola in proiezione “Carosello napoletano” del 1958 -

Sala della Caduta dei Giganti

La sala deve il suo nome al monumentale centro tavola in biscuit commissionato da Ferdinando IV. In questo caso, il soggetto mitologico raffigurato – la Caduta dei Giganti –, riferibile al diffuso gusto per l’antico, trova una particolare declinazione politica. Nel 1799 infatti nasce e muore la Repubblica Partenopea, conclusasi tragicamente con un vero e proprio bagno di sangue voluto soprattutto da Maria Carolina. Quest’ultima, a seguito di questo avvenimento, divenne bersaglio di invettive e parodie, come recita il canto La serpe a Carolina, che si ascolta in cuffia.
Image
Image

Sala del Gioco d'azzardo e del destino

Il gioco è una delle tante tradizioni di Napoli, affascinata dall’azzardo e dal fato: in città ci si dedica a questi divertimenti nei salotti aristocratici e nei bassifondi, nei circoli e nei caffè, nelle case delle più raffinate cortigiane e nelle osterie, e dovunque risuonano espressioni tipiche della musica napoletana, come la villanella Vurria ca fosse ciaula (Vorrei essere un uccello) il cui testo, onirico e surreale, accompagna la visita. Se il popolo spende il suo denaro al gioco del lotto, negli ambienti nobili si dilapidano

Galleria del Servizio dell’Oca

Nella selezione di porcellane napoletane ed europee esposte in questa galleria spicca il Servizio dell’Oca, così detto dalle figure di alcuni pomelli di zuppiere raffiguranti un bambino che strozza l’oca, derivato da un’antica scultura in marmo dei Musei Capitolini. Il servizio è il capolavoro della Real Fabbrica della porcellana di Napoli, fondata dal re Ferdinando IV nel 1771. Il tema dominante della decorazione è rappresentato da vedute derivate in gran parte da incisioni che illustrano il Regno dall’Abruzzo alla Sicilia. Si ascolta in cuffia “Saper Bramante” da Il Barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello.

Image
Image

Sala “Miseria e nobiltà”

Il titolo della sala, tratta dall’opera teatrale di Eduardo Scarpetta del 1888, sottolinea il complesso rapporto che si stabilisce a Napoli tra classi sociali diverse e più in generale il sentimento di vivere della corte e della plebe rumorosa, dei lazzari che non rinunciano ad adornarsi e a sedurre. Ne traccia un quadro straordinario l’opera di Paisiello L’Osteria di Marechiaro del 1769 che narra dell’amore del conte di Zampano per Chiarella, le cui note accompagnano la visita. La rivisitazione del Maestro Roberto De Simone si è avvalsa, nella messa

Sala della Parrucca

Tra le corti d’Europa si diffonde il vezzo della moda: una passione per parrucche, orologi, tabacchiere, bastoni e ventagli. La moda della parrucca, in particolare, introdotta in Francia nel Seicento da Luigi XIII, diventa, con passare degli anni, sempre più eccentrica: le complesse acconciature rendono prestigioso il lavoro del parrucchiere che realizza vere e proprie “costruzioni” di capelli, toupet e ornamenti vari costringendo le dame a trovare, nella veglia e nel sonno, posizioni congeniali a non rovinarle.
Image
Image

Sala della Culla

Chiude la mostra una videoinstallazione dell’artista Stefano Gargiulo / Kaos Produzioni in cui le immagini della Napoli di ieri e di oggi si fondono con le scene delle principali opere tratte dall’archivio storico del Teatro di San Carlo (molte delle quali sotto la direzione artistica del M° De Simone) e con quell di Capodimonte, reggia e museo, sintesi di quella Napoli del Settecento ancora capitale delle arti.